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Perche' la Corea del Nord adesso? Agri-business. I semi della distruzione. Dal controllo del cibo al controllo del mondo

Perche' la Corea del Nord adesso?

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Tempo Pubblicato: 16 Febbraio, 2015
Cortesia Traduzione di Dr Vittorio Verzillo PhD

Provo a partire dalla premessa che le persone agiscono per certi motivi, anche se spesso non er il motivo dichiarato. Questo è certamente il caso dei presidenti degli Stati Uniti, considerando che la CIA e il Pentagono sono arrivati ad assassinare John F. Kennedy, un presidente che si stava distaccando dal loro programma. Da allora in poi, che si chiami Lyndon Johnson o Dick Nixon, Gerry Ford o Jimmy Carter, Ronald Reagan o George HW Bush, Bill Clinton o George W. "Baby " Bush, quando un Presidente statunitense dichiara una certa ragione per giustificare una determinata azione degli USA nel mondo, prendo questa come punto di partenza, per poi scoprire qual è il vero motivo che potrebbe esserci dietro.

Percio', quando l'attuale inquilino della Casa Bianca , Barack Obama, ha demonizzato improvvisamente la piccola, povera, lontana Corea del Nord, che ha pure sanzionato accusandola senza prove di aver violato il sistema informatico di Sony, un gigante dell'elettronica giapponese, proprietario di una fetta di Hollywood, mi sono interessato a cercare più in profondità sotto la superficie.

Il 2 Gennaio 2015 il presidente americano Barack Obama ha firmato un ordine esecutivo che dichiara:

" In risposta alle numerose provocazioni del Governo della Repubblica Democratica Popolare della Corea, in particolare al recente cyber-attacco avente come obiettivo la Sony Pictures Entertainment e alle minacce contro sale cinematografiche e spettatori, il presidente Obama ha firmato oggi un ordine esecutivo (EO) che autorizza l'imposizione di sanzioni contro il governo della Corea del Nord ed il Partito dei Lavoratori di Corea. Questo passo riflette il costante impegno degli Stati Uniti nel condannare la Corea del Nord per le sue azioni destabilizzanti, distruttive e repressive ..."

Numerosi sono gli aspetti bizzarri della rapida mossa del Presidente degli Stati Uniti nel dichiarare lo stato-paria, la Corea del Nord, colpevole di un attacco hacker ai sistemi informatici interni di una società di Hollywood, la Sony Pictures. In primo luogo, la prova che il governo ha rilasciato, proveniente dall'FBI, è tutt'altro che convincente. Gli attacchi iniziarono alla fine di novembre, quando trance di dati di posta elettronica interna di Sony Pictures, in California, sono stati divulgati in rete, incluse informazioni sulle retribuzioni di top manager e dipendenti.

Jacob J. Lew, il Segretario del Tesoro di Obama, ha fatto una dichiarazione rivelatrice circa le anzioni degli Stati Uniti, dichiarando: "Anche mentre l'FBI continua le investigazioni sul cyber-attacco contro la Sony Pictures Entertainment, questi passaggi sottolineano che utilizzeremo na vasta gamma di strumenti per difendere le imprese ed i cittadini statunitensi e per rispondere ai tentativi di minare i nostri valori o di minacciare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. "

In parole povere, Obama ha agito secondo il principio del Wild West: "Prima spara, poi fai domande ...". L'FBI non ha concluso la sua indagine, né l'ufficio di presidenza ha rilasciato alcuna prova concreta come dimostrazione che Sony sia stata violata effetivamente dall'intelligence della Corea del Nord.

Il 24 novembre, la Sony ha rivelato che una persona o gruppo identificatosi come "I Guardiani della Pace" ha avuto accesso a circa 100 terabyte di dati interni dei server della Sony. L'immagine molto hollywoodiana di un teschio stilizzato con lunghe dita scheletriche ha lampeggiato in sincronia sullo schermo dei computer di tutti i dipendenti, accompagnata da un messaggio minaccioso che avvertiva: "Questo è solo l'inizio. Abbiamo scaricato tutti i dati interni ", ed ammoniva che, se Sony non avesse assecondato le loro richieste, altri "dati top-secret" della societa' sarebbero stati divulgati. Nulla su Corea del Nord o sul film-commedia della Sony "The Interview" (L'Intervista, NDT), sull'assassinio di Kim Jong-un.

Alcuni giorni piu' tardi alcune storie hanno incominciato a circolare sui principali media, secondo cui i dirigenti della Sony "pensavano" che l'attacco fosse una vendetta per un film Sony, ancora non uscito nelle sale, "The Interview", una commedia su un complotto maldestro, orchestrato dalla CIA per assassinare il dittatore nordcoreano Kim Jong-un. Il 1 ° dicembre l'FBI ha confermato che stava indagando sull'attacco Sony. Il 3 dicembre Sony annunciava un rapporto di re/code (un sito di news tecnologiche, NDT) secondo cui la conclusione che la Corea del Nord fosse la fonte dell'attacco "non era esatta."

Il 5 dicembre, hacker dichiaratisi come "I Guardiani della Pace" hanno mandato agli impiegati della Sony via email una scarna minaccia. Poi, l'8 dicembre un'altra email mandata da qualcuno dichiaratosi "I guardiani della Pace", su un sito di file-sharing, intimava alla Sony di "fermare immediatamente le proiezioni del film sul terrorismo che avrebbe potuto infrangere la pace regionale e causare la guerra!". Questo comunicato, per di piu' negava la paternita' delle minacce del 5 dicembre contro gli impiegati della Sony ed le loro famiglie.

Percio', risulta chiaro che almeno due "I Guardiani della Pace" esistono, ed il piu' recente sembrava sottolineare "il film sul terrorismo che avrebbe potuto infrangere la pace regionale e causare la guerra!". Ma non veniva detto quale e' il film sul terrorismo. La Sony ha prodotto diversi films, inclusi quelli di James Bond.

The Interview" viene nominato per la prima volta

L'11 dicembre la Sony lancia in anteprima il suo nuovo film-commedia, in Los Angeles, sull' assassinio immaginario, ad opera della CIA, del dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-un, 32 anni, "leader supremo" della Repubblica Popolare Democratica di Corea (Corea del Nord), erede della dinastia Kim - figlio di Kim Jong -il e nipote di Kim Il-sung. Prima dell'inizio del film, Seth Rogen, scrittore e regista del film, sale sul palcoscenico e ringrazia il presidente di Sony Pictures, Amy Pascal, "per avere avuto le palle per fare questo film". Curioso, perché Amy è chiaramente una donna.

Poi solo il 16 dicembre, una email che pretende di essere de "I Guardiani della Pace" viene a galla, ancora una volta. E' rivolta ai giornalisti. In questa e-mail, "I Guardiani della Pace" minacciano di attaccare i cinema che mostrano "The Interview". E 'la prima volta che il film viene nominato nei comunicati: "Vi Mostreremo chiaramente, proprio nello stesso momento e luoghi dove "The Interview" verra' proiettato, incluse le anteprime, com'e'

amaro il destino a cui sono condannati coloro che cercano divertimento nel terrore ...". Il giorno successivo Sony annunciava di aver cancellato la prima del film, prevista per giorno di Natale, dopo la minaccia presunta di far saltare le sale che proiettano il film.

Un dramma Hollywoodiano?

Se facciamo un passo indietro e consideriamo tutto questo come il dispiegarsi di un dramma Hollywoodiano, l'attenzione è massima. Tutti gli occhi americani sono su Sony, sulla "cattiva" Corea del Nord e su "The Interview". Ora la scena è pronta per l'apparizione dell'FBI e del Presidente degli Stati Uniti sullo schermo.

Il 19 dicembre, un venerdì pomeriggio poco prima di Natale, l'FBI rilasciava una dichiarazion che affermava che la Corea del Nord è dietro gli attacchi hacker su Sony. L'FBI ha dichiarato di aver utilizzato "fonti e metodi riservati" per identificare il responsabile dell'attacco, ed ha rifiutato di descrivere quali fonti e metodi. Si è limitata a dichiarare che "L'analisi tecnica del malware usato per la cancellazione dei dati, utilizzato in questo attacco, ha rivelato collegamenti ad altri malware, che l'FBI sa di essere stati sviluppati dai nord coreani; l'FBI ha scoperto che molti indirizzi IP (Internet Protocol) associati con l' infrastruttura della Corea del Nord hanno comunicato con gli indirizzi IP codificati nel malware utilizzato per la cancellazione dei dati in questo attacco. Separatamente, gli strumenti utilizzati nell'attacco alla Sony sono analoghi a quelli usati per un attacco informatico, del marzo dello scorso anno, contro banche e media sudcoreani, attribuito alla Corea del Nord."

Le prove?

Gli esperti di sicurezza informatica che hanno esaminato l'hack di Sony sono molto scettici riguardo alle "prove" contro la Corea del Nord.

Fanno notare che i pochi campioni di malware che hanno studiato, indicano che gli hacker hanno indirizzato il loro attacco usando computer di tutto il mondo. Uno di questi computer, in Bolivia, era stato utilizzato dallo stesso gruppo per attaccare obiettivi in Corea del Sud. Ma quel computer, così come gli altri in Polonia, Italia, Thailandia, Singapore, Cipro e Stati Uniti, sono tutti disponibili gratuitamente a chiunque. Difficile considerarla una prova conclusiva.

Poi, a rafforzare l'inattendibilita' del gioco di accuse di Obama e FBI contro la Corea del Nord, gli aggressori di Sony hanno costruito il loro malware su computer configurati con impostazioni di lingua coreana, ma tali impostazioni potrebbero essere state reimpostate da chiunque, anche da parte di hacker dell'FBI (nel caso ce ne siano, Dio ci scampi), per deviare la colpa sulla Corea del Nord. Gli scettici fanno anche notare come gli hacker hanno utilizzato software commerciale per cancellare dati, che puo' essere acquistato praticamente da chiunque.

Ma il vero elemento rivelatore è il fatto che, come osservato dal New York Times, "chi ha attaccato Sony aveva una profonda conoscenza dei sistemi informatici interni alla company -i nomi dei server aziendali e le password erano tutte codificate e registrate nel malware- suggerendo che gli hacker fossero all'interno di Sony prima di lanciare il loro attacco. Oppure potrebbe anche essere stato un lavoro interno." Marc Rogers, direttore delle operazioni di sicurezza per DefCon, un convegno annuale degli hacker, dichiara, "Considerando il dettaglio dei diversi licenziamenti che Sony stava attuando, non c'è bisogno di sforzare troppo l'immaginazione per sospettare che un impiegato scontento della Sony, potrebbe essere al centro di tutto. "Infatti, cio' ben si adatterebbe al modello di minacce e di dati diffusi dagli hacker, relativi a stipendi personali, cartelle cliniche, e-mail interne che commentavano sulla simpatia del presidente Obama per i film a tema "nero" o per il disgusto di un certo dipendente nel fare le commedie di Adam Sandler o a lavorare con la "bambina viziata" Angelina Jolie.

E' molto, molto raro che il governo degli Stati Uniti intervenga in un simile caso di hacking privato. Ed e'ancora più raro che il Presidente degli Stati Uniti, per tale motivo, disponga sanzioni contro un paese con il quale apparentemente ha provato ad entrare in un accordo negoziale, per fargli abbandonare il proprio arsenale di armi nucleari.

Il governo della Corea del Nord ha negato la responsabilità ed ha proposto un' indagine indipendente e congiunta con il governo degli Stati Uniti sull'accaduto, un'offerta che Washington ha respinto con una sprezzante dichiarazione del portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Mark Stroh: "Siamo convinti che il governo della Corea del Nord è il responsabile di questo attacco distruttivo. Se il governo della Corea del Nord vuole aiutare, puo' ammettere la sua colpevolezza e risarcire Sony per i danni causati da questo attacco."

Vedremo presto l'evoluzione di cio' che odora sempre più come una operazione di intelligence "false flag" (sotto falsa bandiera, NDT), avente l'obiettivo di demonizzare ancora la Corea del Nord e quella che in realtà potrebbe essere la vera ragione per nuove bizarre sanzioni del presidente Obama contro i nordcoreani.

rivista online "Nuovo Outlook orientale".
Prima apparizione: http://journal-neo.org/2015/02/16/why-now-north-korea/

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