F. William Engdahl Geopolitical Author & Lecturer Menu Russian



Estratto dal libro: A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order A Century Of War

Estratto dal libro: "A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order"
di F. William Engdahl

Data di pubblicazione: 14 Ottobre, 2015
Traduzione per cortesia di Vittorio Verzillo PhD

Il petrolio ed il Nuovo Ordine Mondiale di Bretton Woods



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L'ITALIA TENTA L'INDIPENDENZA PER PETROLIO E SVILUPPO

Una società europea mostro' interesse per l'acquisto di una fornitura del petrolio nazionalizzato di Mossadegh. Accadde in Italia. In particolare, fu Enrico Mattei, il fondatore di una nuova impresa dello Stato italiano che in seguito avrebbe potuto causare forti mal di testa al cartello petrolifero anglo-americano.

Enrico Mattei era caratterizzato da una tipica "Entschlossenheit" (determinazione), nel classico significato del termine prussiano. Egli era stato leader della più grande organizzazione della resistenza non comunista in Italia, durante la seconda guerra mondiale. Quando Alcide de Gasperi formo' il governo democristiano nel 1945, nomino' Mattei a dirigere nel nord Italia un'entità moribonda creata due decenni prima, l' Azienda Generale Italiana Petroli, o AGIP.

Nonostante il fatto che l'Italia fosse passata dalla parte degli alleati nel 1943, due anni di guerra e bombardamenti, dopo più di due decenni sotto il fascismo di Mussolini, avevano ridotto il paese in rovina. In Italia, nel 1945, il prodotto nazionale lordo era ai livelli del 1911, crollato in termini reali del 40% rispetto al 1938. Nonostante le perdite di guerra, vi fu un forte aumento della popolazione dovuto ai rimpatri dalle colonie perdute. La fame incombeva ed il tenore di vita era pericolosamente basso.

In questa situazione, Enrico Mattei decise di cercare risorse di energia interne, per facilitare la ripresa dell'economia italiana postbellica. Nonostante il mandato di predisporre l'AGIP per la privatizzazione nel piu' breve tempo possibile, Mattei incomincio' ad individuare possibili risorse di petrolio e di gas. Lo fece intraprendendo aggressive operazioni di esplorazione geologica nella Pianura Padana e nel nord Italia, prima nel 1946, riportando una serie di rinvenimenti sempre piu' significativi nei pressi di Caviaga, poi scoprendo un importante giagimento a sud di Cremona, a Cortemaggiore, nel 1949, dove non solo trovo' gas naturale, ma anche il primo giacimento di pertrolio in Italia. Dopo il successo di queste esplorazioni, a Mattei fu data carta bianca nel continuare la sua impresa e fu chiamato a dirigere l' AGIP.

Gli sforzi delle gelose multinazionali petrolifere americane mirati a soggiogare questo nuovo rivale nel mercato energetico italiano vennero respinti. Mattei era un convinto nazionalista, determinato a strutturare l'economia della nazione da paese autosufficiente. In Italia, il prelievo dalle preziose riserve in dollari per pagare le importazioni di petrolio dalle multinazionali americane e britanniche rappresentava la voce piu' importante nel disavanzo del bilancio postbellico. Mattei affronto' questo problema con una determinazione che supero' ostacoli impressionanti. Fu costruita una rete di 2.500 miglia di gasdotti per trasportare il gas naturale da Cortemaggiore fino alle zone industriali delle città di Milano e Torino. I ricavi derivanti dai nuovi giacimenti di gas, vennero usati per finanziare l'espansione industriale ed infrastrutturale dell' AGIP in tutto il nord Italia.

Fu Mattei che, riferendosi alla cartellizzazione spietata del mercati mondiale del petrolio, conio' il termine "Sette Sorelle", alludendo alle sette società anglo-americane che governavano il mercato del petrolio nel 1950. Mattei era convinto che l'Italia non dovesse rimanere soggiogata al potere delle Sette Sorelle, da lui fondatamente accusate di perseguire una politica mondiale mirata a limitare la produzione, al fine di mantenere i prezzi più elevati per le proprie aziende e di vendere il proprio petrolio all'Europa, praticamente sprovvista di greggio, a prezzi appositamente gonfiati per soddisfare gli alti costi di produzione negli Stati Uniti. Mattei era determinato a garantire la massima produzione e la fornitura al prezzo più basso possibile. Inutile dire che ben presto entrò in aspro contrasto con quelle sette potenti multinazionali ed i loro amici nel governo.

Nel febbraio del 1953, Mattei spinse per una nuova legge che creo' un'ente per l'energia semiautonomo e statale, l' Ente Nazionale Idrocarburi, o ENI. L'ENI, con Mattei come presidente fondatore, incorporo' l'AGIP, per la raffinazione di petrolio e gas, ed anche la controllata SNAM, per i gasdotti. Inoltre organizzo' in breve tempo una flotta di petroliere ed una rete di distributori di benzina in tutta Italia, che supero' quelle di Esso e Shell, in termini di qualità e servizio al cliente, e fu anche la prima ad offrire ristoranti moderni ed altri comfort. Sfruttando la stessa formula di sviluppo che aveva applicato all'AGIP, Mattei uso'i proventi da Eni per reinvestirli nella costruzione di raffinerie, nella realizzazione di un enorme impianto per prodotti chimici, di un impianto per la produzione di gomma sintetica che utilizzava il gas naturale ENI come materia prima, e di una società controllata di ingegneria pesante che realizzava tutte le raffinerie ENI e le relative infrastrutture; inoltre, egli allesti' una flotta di petroliere per il trasporto del greggio ENI dall'estero, indipendentemente dal monopolio delle spedizioni anglo-americane.

Nel 1958, i proventi totali solo da vendite di gas naturale ENI totalizzarono la considerevole cifra di $75000000 per anno. Un'enorme quantita' di denaro venne risparmiato. Denaro, che altrimenti sarebbe stato speso per le importazioni di petrolio e carbone. Probabilmente, nessun singolo individuo realizzo' mai cosi' tanto nei 15 anni del dopo guerra per lo sviluppo l'industria italiana.

Già nel 1954, l'ambasciata americana a Roma si allarmo' sensibilmente per le attività di Enrico Mattei. "Per la prima volta nella storia economica d'Italia", riportava un memorandum dell'ambasciata americana spedito a Washington, "un ente del governo si trova nella posizione unica di essere finanziariamente solvente, abilmente diretto, e sottoposto a nessun altri, che al proprio leader."

LA CORAGGIOSA INIZIATIVA DI MATTEI PER LO SVILUPPO

Ma se gli sforzi di Mattei per garantire l'indipendenza energetica in Italia avevano indispettito le Sette Sorelle e gli interessi anglo-americaniche c'erano dietro, il suo crescente impegno per assicurarsi forniture indipendenti di greggio dall'estero avevano trasformato la loro insofferenza in un odio feroce nei confronti dell'industriale italiano, in particolare quando gli anglo-americani vennero a conoscenza della natura dei contratti che Mattei avrebbe stipulato, prevalentemente con i paesi in via di sviluppo.

Quando lo Shah ritorno' al potere in Iran, dopo la caduta di Mossadeq e con il sostegno attivo dei servizi segreti britannico ed americano, non cancello' del tutto il progetto del primo ministro sconfitto. La National Iranian Oil Company sarebbe rimasta un ente di stato avente il controllo su tutte le riserve di petrolio e di gas del sottosuolo. Ma nell'Aprile 1954, a meno di un anno dal colpo di stato, le aziende anglo-americane, insieme alla "sorellina" francese CFP, avevano avviato negoziati con il governo dell'Iran e la NIOC, per garantirsi un accordo di partecipazione della durata di 25 anni per lo sfruttamento del petrolio su 100.000 miglia quadrate di territorio iraniano.

La Anglo-Iranian Oil, che in quello stesso anno cambio' nome in "British Petroleum", ebbe la parte del leone con la sua concessione d'Arcy, con il 40 per cento. La Royal Dutch Shell ottenne la seconda fetta più grande, il 14 per cento. Quindi, a queste ando' la maggioranza o il 54 percento della produzione iraniana di quest'area. Le major americane, insieme ad una manciata di "indipendenti" selezionate, facenti parte del vecchio Gruppo Rockefeller Standard, si divisero il 40 per cento del petrolio. Alla CFP francese ando' il 6 per cento. Mattei approccio' le Sette Sorelle per proporre una piccola partecipazione Eni nella concessione dall'Iran, ma ricevette quello che poi lui defini' un rifiuto "umiliante" dagli angloamericani.

Per non essere totalmente escluso, nel 1955, un anno prima della rispettiva umiliazione della Gran Bretagna a Suez, Mattei aveva avviato con successo i negoziati con il nuovo leader nazionalista dell'Egitto, Gamal Abdel Nasser. L' ENI si era assicurato una quota della concessione per sfruttare il petrolio della penisola egiziana del Sinai, che sarebbe cresciuta nel 1961 fino al considerevole volume di circa 2,5 milioni di tonnellate di greggio all'anno, la maggior parte del quale venne poi raffinato nelle raffinerie ENI, per soddisfare la domanda di petrolio di un' Italia in rapida crescita; il tutto senza dover sborsare i preziosi dollari USA.

Ma la vera sfida di Mattei ai colossi petroliferi anglo-americani avvenne in Iran, nel 1957. Mattei avvio' trattative con lo Scià nella primavera del 1957 per un accordo senza precedenti. Secondo i termini dell'accordo, la National Iranian Oil Company avrebbe ottenuto il 75 per cento del totale dei profitti, e l'ENI il 25 per cento, in una nuova joint venture, la Société Irano-Italienne des Pétroles (Sirip), che ebbe il diritto esclusivo per 25 anni di esplorare e sfruttare 8.800 miglia quadrate, con prospettive di promettenti perforazioni petrolifere, nelle regioni iraniane non assegnate. Un alto ufficiale britannico dichiaro' all'epoca: "Gli italiani sono determinati, in un modo o nell'altro, ad intromettersi nel mercato del petrolio mediorientale".

L'opinione di Washington e Londra era molto simile a quella delle Sette Sorelle. Le rivoluzionarie iniziative di Mattei, se lasciate sviluppare in modo incontrollato, avrebbero sconvolto l'intero ordine globale nel mercato del greggio. L' accordo standard con i paesi in via di sviluppo dalle principali società degli USA e del Regno Unito consisteva in una divisione del 50% del greggio, con integrato un ampio margine per la manipolazione dei profitti a valle. Si temeva la possibilità che, se Mattei fosse stato lasciato "entrare nel club" delle Sette Sorelle, anche le compagnie belga, tedesche e le altre società, avrebbero potuto chiedere una loro legittima quota di petrolio. E così, i governi degli Stati Uniti e Gran Bretagna ufficilamente protestarono con il governo dello Scià contro l'accordo in corso con Mattei.

Ma senza ottenere alcun risultato immediato. Nel mese di agosto del 1957, Mattei e gli Iraniani sigillarono il loro patto rivoluzionario. Parlando delle potenzialità del suo nuovo accordo, Mattei aveva reso palese il suo pensiero: "il Medio Oriente dovrebbe essere oggi il Medio Occidente dell'Europa industriale", mostrando l' intenzione di utilizzare tale accordo come primo passo verso la costruzione di una significativa infrastruttura tecnologica ed industriale europea in Medio Oriente.

Nel marzo 1961, la prima petroliera ENI, la Cortemaggiore, sbarco' nelPorto italiano di Bari, trasportando i primi frutti della nuova partnership iraniana: 18.000 tonnellate di greggio dal Golfo Persico. Mattei aveva aperto la strada anche ai primi successi delle esplorazioni petrolifere sottomarine, nella sua Sirip joint venture.

In Italia, Mattei continuo' ad esercitare pressioni sulle Sette Sorelle con una politica di progressiva riduzione dei prezzi per i consumatori al distributore, e persuadendo il governo a ridurre le alte imposte sulla benzina. Come diretta conseguenza di questa politica, che le imprese anglo-americane dovettero subire malvolentieri, i prezzi della benzina in Italia diminuirono del 25%, tra il 1959 e il 1961; cio' fu un fattore considerato fondamentale per la ripresa economica nel dopoguerra in Italia.

All'estero, Mattei continuo' una politica di esplorazioni petrolifere attiva in quelle regioni che erano state deliberatamente trascurate daglianglo-americani, come "troppo esigue" per dedicarvi l'attenzione. L'ENI, e Mattei in persona, si recarono in paesi cha avevano appena conquistato l'indipendenza in Africa ed Asia e discussero le prospettive, come nessuno aveva a quel tempo offerto a queste ex colonie dimenticate.

Mattei avrebbe costruito le raffinerie di petrolio in un dato paese che sarebbero poi state di proprietà del paese stesso. Questo ruppe il controllo blindato delle Sette Sorelle sul mercato della raffinazione, di gran lunga più redditizio. Il paese fornitore non sarebbe stato più semplicemente la primitiva fonte di materie prime, ma avrebbe cominciato a sviluppare la base per una moderna industria indigena dai proventi delle proprie ricchezze minerarie. In cambio, l'ENI avrebbe ottenuto un rendimento garantito sul capitale investito nel paese e si sarebbe assicurato la progettazione esclusiva ed i contratti di costruzione per le raffinerie, oltre all'esclusiva mondiale sulla rivendita del petrolio prodotto.

Ma fu nell'ottobre del 1960 che Enrico Mattei fece saltare i fusibili alla Casa Bianca e a Downing Street, oltre che nelle sedi delle Sette Sorelle. Il leader della resistenza anticomunista in Italia, democristiano a vita, Enrico Mattei, ando' a Mosca. Ancora una volta, Mosca e le vaste risorse petrolifere russe furono al centro dei negoziati europei, come nel 1920 a Rapallo. Ed, ancora una volta, gli anglo-americani si opposero decisamente al successo dei negoziati.

Dal 1958, l'ENI aveva negoziato per acquisire un piccolo volume di greggio dall'Unione Sovietica, meno di 1 milione di tonnellate all'anno. Ma correva voce che un progetto molto più ambizioso fosse stato l'oggetto dell'incontro a Mosca, tra Mattei ed il Ministro del Commercio Estero sovietico Patolitschev. L'11 Ottobre 1958, Mattei firmo' un accordo con il quale, per un periodo di cinque anni, in cambio della fornitura garantita di 2,4 milioni ditonnellate di petrolio russo all'anno, l'ENI si impegnava ad espandere significativamente le capacità sovietiche di esportazione di greggio in Occidente. Il petrolio non sarebbe stato pagato in contanti, ma scambiato con consegne di condutture per oleodotti di grande diametro. Ciò avrebbe permesso la costruzione di un'ampia rete di oleodotti per trasferire il greggio sovietico, dalla regione del Volga e degli Urali in Cecoslovacchia, Polonia e Ungheria. Al termine della realizzazione, tale rete di oleodotti avrebbe trasferito circa 15 milioni di tonnellate all'anno di petrolio sovietico in Europa orientale, dove sarebbe stato scambiato con beni industriali e prodotti alimentari per l'URSS. A quel tempo, l'URSS aveva un disperato bisogno di sezioni di grande diametro per oleodotti, ma mancava la capacità di produrne nelle necessarie quantita' e qualita'.

L'ENI si assicuro' il sostegno del governo italiano ed il Gruppo statale Finsider venne incaricato di costruire un nuovo stabilimento siderurgico a Taranto, con la capacità di fornire 2 milioni di tonnellate di tubi di grande diametro annualmente. La construzione dell'impianto di Taranto fu portata a termine, e l'impianto comincio' a produrre le condutture per il mercato sovietico entro il settembre del 1962.

L'Italia era riuscita ad acquistare greggio dall'Unione Sovietica ad un prezzo di $ 1,00 per barile, franco a bordo, dal Mar Nero, a fronte di un costo in Kuwait di 1,59 $ al barile, più un aggiunta di 0,69 $ al barile per le spese di spedizione, o di un costo negli Stati Uniti, per greggio di simile qualità, di 2,75 $ al barile. Considerando anche il vantaggio dei nuovi posti di lavoro nei settori siderurgico e chimico italiani, pochi in Italia si preoccuparono delle accuse che circolavano in certa stampa americana ed inglese, che definiva Mattei come un "cripto-comunista", o che lo giudicavano un "compagno di percorso" di Mosca.

Un mese dopo che la Finsider inizio' a produrre i tubi per gli oleodotti sovietici, il 27 ottobre del 1962, in circostanze che fino ad oggi hanno suscitato ipotesi ed accuse di sabotaggio intenzionale, l'aereo privato con a bordo Enrico Mattei, precipito' dopo essere decollato dalla Sicilia in rotta verso Milano, provocando la morte di tutti e tre gli occupanti a bordo. Mattei aveva 56 anni ed era all'apice dei suoi poteri. Il Capo della sede della Cia a Roma di allora, Thomas Karamessines, lascio' la capitale poco dopo, senza alcuna spiegazione. Egli fu poi determinante nel colpo di stato cileno contro Salvador Allende. Forse è semplicemente una coincidenza, ma il capo della CIA John McCone, al momento della morte sospetta di Mattei, possedeva più di 1 milione di dollari in azioni della Standard Oil della California (Chevron). Un rapporto dettagliato datato 28 ottobre 1962, di Karamessines sull'assassinio di Mattei non è mai stato reso pubblico dal governo degli Stati Uniti, che cita "questioni riguardanti la sicurezza nazionale", per giustificarne la segretezza.

Prima della sua morte, Mattei era riuscito a realizzare la costruzione del primo reattore nucleare sperimentale in Italia, ed aveva creato una nuova controllata di ENI, chiamata ENEL, l'azienda elettrica statale cha avrebbe sviluppato la rete elettrica del paese, con ambiziosi piani per l'energia nucleare bene in vista. A parte gli accordi con l'Iran, l'Egitto e l'Unione Sovietica per la fornitura di petrolio, egli aveva stipulato patti di sviluppo analoghi con il Marocco, Sudan, Tanzania, Ghana, India e Argentina.

Nel commentare la morte di Mattei, l'Economist di Londra, il settimanale della finanza inglese, fondato per aprire la strada all'abrogazione delle leggi sul grano nel 1840 e di proprietà del trust di Lord Cowdray della Royal Dutch Shell, scrisse un'editoriale:

"Quanto sia stato grande o inquietante come uomo Enrico Mattei, restera' a lungo oggetto di dibattito appassionato; e' stato forse una figura a meta' strada tra Deterding [della Royal Dutch Shell] e Kreuger [IvarKreuger, finanziere svedese che pure morì nel 1931 in circostanze sospette]. Ma è difficile pensare ad un qualsiasi altro personaggio nel mondo del petrolio o in Italia, le aree in cui Mattei aveva influito maggiormente, la cui improvvisa sparizione dalla scena avrebbe fatto cosi' tanta differenza nell'uno o nell'altra."

Il New York Times lo defini' "la persona più importante in Italia" che più di ogni altro individuo fu responsabile del "miracolo economico postbellico" italiano.

Al momento della sua morte, Mattei stava preparando un viaggio per un incontrare il presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy, che stava facendo pressioni sulle compagnie petrolifere americane per raggiungere una qualche forma di distensione con Mattei. L'agenda di quel discorso fra Kennedy e Mattei non doveva realizzarsi. Si può solo speculare sulle possibilità. Invece, più di un anno dopo, lo stesso Kennedy fu assassinato, con una scia di sangue che pure conduceva alla porta dei servizi di intelligence statunitensi, passando per una complessa rete di figure della criminalità organizzata.



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